Il paesaggio sonoro

Il concetto di “paesaggio sonoro” prese corpo nel 1969 dagli studi del musicologo canadese Raymond Murray Schafer culminati nel libro “The New Soundscape”.

La novità della definizione di Schafer stava nel fatto che il paesaggio sonoro veniva identificato nella “proprietà acustica di un determinato territorio ovvero l’insieme degli eventi acustici che ci circondano: i suoni della natura, quelli degli animali, quelli prodotti dall’uomo. (…) Il termine può applicarsi tanto ad ambienti reali, quanto a costruzioni astratte, quali le composizioni musicali o i montaggi e missaggi di nastri magnetici.”

Schafer approfondisce la descrizione del paesaggio sonoro suddividendone le caratteristiche nei seguenti elementi:

  • le Toniche, che sono lo sfondo acustico di un determinato territorio di derivazione naturale come ad esempio le onde del mare, suono degli uccelli, foreste, vento;
  • i Segnali, suoni in primo piano ascoltati consapevolmente che svolgono la funzione di avvertimento acustico come clacson, campane, fischi;
  • l’Impronta Sonora, suono di riferimento (soundmark) di una determinata comunità, che per la sua unicità contribuisce a determinarne l’identità culturale.

Nella visione di Schafer rientra tra le attività del designer acustico la conservazione di tali testimonianze sonore.

Anche se si tratta di elaborazioni risalenti a più di cinquant’anni fa è immediato il valore contemporaneo dell’assunzione di base di Schafer. Da vero precursore infatti il musicologo introduce in modo aperto ed esplicito il concetto di paesaggio sonoro staccandolo dall’universo musicale che diviene un elemento del paesaggio stesso. In questo modo apre il campo a quelli che oggi sono considerati elementi centrali della nostra cultura come l’ecologia sonora o il design acustico. Dice Schafer: “L’eco-acustica rappresenta in qualche modo una filiazione del campo di studi della bio-acustica e si occupa più specificamente di indagare le relazioni presenti all’interno degli ecosistemi, da un punto di vista ecologico. […]Il compositore eco-acustico è dunque colui che, ponendosi all’interno di questo che sta sempre più diventando un settore di ricerca scientifica, tenta di capire cosa succede nella complessità degli habitat naturali primari e lavora soprattutto con le relazioni presenti all’interno di tali ecosistemi. La composizione eco-acustica rappresenta quindi quell’agire creativo contraddistinto, però, da un forte imprinting scientifico di studio analitico sugli ecosistemi.”

Già agli inizi del XX secolo i futuristi e successivamente artisti come Erik Satie e John Cage avevano percorso sentieri artistici legati all’uso e alla valorizzazione del suono in senso ampio e non solo orientati verso la nota intesa come estremo di un intervallo che compone armonie e melodie.

Gli studi di Schafer però suffragarono tutti quei compositori di musica contemporanea e di musica elettronica che diedero vita al fenomeno della così detta “ambient music”. Parliamo di Philip Glass, Brian Eno, Harold Budd, Steve Roach e molti altri.

Questo tipo di artisti rovesciarono di nuovo l’approccio all’ambiente sonoro immaginando una sorta di musica “funzionale” intesa come tappeto di accompagnamento ad azioni e momenti di vita quotidiana o di rappresentazione artistica: musica per aeroporti, musica per musei e installazioni, musica per sale d’aspetto, musica per film o coreografie.

Il percorso, apparentemente complesso e tortuoso, rappresenta l’ampliamento del concetto di suono e di musica che in alcuni ambienti culturali si è sviluppato. Non si tratta di una rappresentazione esaustiva ma sicuramente di un’apertura che, dal ventesimo secolo in poi, ha caratterizzato il mondo dell’arte, della musica e della cultura occidentali. Il passaggio da una realtà fissata su una dicotomia musica-rumore a una più liquida che veda il concetto di suono in modo onnipervasivo e che avvolga la quotidianità.

Le suggestioni offerte da questo tipo di visione sono del tutto in linea con una concezione della musica come principio legato alla vita e al benessere. Non solo una forma d’arte ma anche un elemento della vita quotidiana con valenza educativa, etica e terapeutica sia nell’esistenza individuale che nella relazione tra persone. La focalizzazione dunque non sarà più solo sul mondo della musica ma sul perseguimento di una vera e propria ecologia del suono.  

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